L’Europa democratica e delle libertà ha costruito – anche senza volerlo – un modello straordinario di pace. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale, a parte sporadici sussulti dovuti alla fine della sua “storia coloniale” (vedi Indocina) o ad attacchi subiti (vedi Falkland), i Paesi dell’Europa hanno vissuto in pace, con una parte importante – quella occidentale – libera ed una parte soggetta all’oppressione della Unione Sovietica e del comunismo reale (e non di quello “ideale”). Dopo pochi anni di tentativi di democratizzazione nella Russia post-sovietica, un nuovo dittatore, Putin, ha preso le redini di questo Paese-colosso; colosso per estensione territoriale, ma debolissimo per diversi fattori, tra cui la dittatura stessa. Aspettativa media di vita molto più bassa di quella degli Stati europei della UE, economia traballante ad esclusione dell’industria militare, corruzione enormemente più consistente di quella pur presente nell’Europa libera, Chiesa asservita al potere politico, violazioni costanti e gravi dei diritti individuali e eliminazione fisica degli avversari politici: la Russia è questa e – per chi in Occidente la “ama” – l’invito a trasferirsi lì rimane da parte nostra sempre valido.
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin – nonostante il fallimento iniziale della “operazione speciale” che doveva portare alla acquisizione territoriale di regioni ucraine e l’instaurazione di un regime fantoccio nella stessa Kiev – continua a costituire una minaccia per l’Ucraina e per l’intera Europa. Se la Seconda Guerra Mondiale ha definito in buona parte i confini tra due idee opposte del mondo e della società umana, l’idea di tirannide e quella di democrazia liberale, l’attacco della Russia di Putin all’Ucraina rappresenta il tentativo di ribaltare l’esito del secondo conflitto mondiale. Per questo – come fecero Churchill ed altri statisti coraggiosi – l’idea di preparare a difendersi con le armi non è una idea “bellicista”, ma – coerentemente con la nostra Costituzione – rifiuta la guerra di aggressione ma indica la necessità (se attaccati) di combattere.
Speriamo tutti che ciò non accada. E ci sono motivi per essere moderatamente ottimisti.
L’’economia russa, oramai tutta concentrata sulla produzione bellica, è allo stremo, così come le condizioni di vita del popolo – a parte la Russia consumistica del potere, che è circoscritta per lo più alle città di Mosca e S.Pietroburgo.
La Russia sta perdendo alleati. Chi conosce bene i “movimenti” della diplomazia così come i “movimenti” della guerra, può notare alcuni fattori significativi della “perdita di attrazione” del colosso russo. La Cina sfrutta a suo vantaggio il conflitto tra Russia ed Occidente per trarne vantaggi politici ed economici. Ma l’alleanza tra Mosca e Pechino non è decollata, grazie alla acuta strategia cinese. E la Corea del Nord di uno dei peggiori dittatori della storia non è redditizia: i cinesi, tra l’altro, hanno per molti secoli considerato in modo spregiativo i coreani e ne hanno sempre diffidato.
Anche i “movimenti” della guerra non depongono a favore del rafforzamento diplomatico e militare di Mosca. Le costanti e precise azioni di droni ucraini contro obiettivi militari, tecnologici ed energetici russi avvengono prevalentemente in tre aree della Russia: l’area di territori russi adiacente al fronte di guerra; l’area di territori russi raggiungibili dal Mar Baltico; l’area di Russia meridionale raggiungibile dai confini meridionali dell’impero di Putin. Quello che accade ai confini meridionali della Russia è particolarmente significativo sul piano politico. La rottura della Russia di Putin con l’Azerbaijan (paese che ha ottimi rapporti anche militari con Israele) è oramai manifesta e ha prodotto un riavvicinamento tra Azerbaijan e Armenia, due storici nemici. Anche l’Armenia sembra più attratta dalla pace con il mondo turcomanno che dal rimanere nella sfera di influenza russa. Inoltre: a sud della Russia esiste una immensa repubblica ricca di petrolio e strategica per il mondo asiatico, il Kazakistan. Il Kazakistan non sembra fare nulla per impedire le azioni di lancio di droni ucraini nel sud della Russia, droni che non si può credere arrivino dal lontano territorio della repubblica Ucraina ma che possono arrivare solo da nuclei di resistenza anti-Putin stabiliti nel sud della Russia.
A favore della Russia, però, pesa il nuovo atteggiamento della politica di Trump. Trump è un dittatore, ma buona parte dell’America e del suo establishment è ostile alla trasformazione in un regime di fatto dittatoriale-familistico della più antica democrazia del Mondo (ci scusino i sammarinesi). Questa eventualità vede già mobilitarsi energie potenti fuori e dentro gli Stati Uniti. Recentemente, ad esempio, sembra che sia avvenuto un incontro presso un appartamento parigino in Rue de la Bûcherie di alcuni importanti personalità – prevalentemente francesi ma pare anche con presenze di qualche anglo-americano e un italiano – per esaminare eventuali azioni per rendere inoffensivo qualcuno dei principali attori della guerra contro l’Ucraina e contro l’Europa. Insomma, anche la “diplomazia” informale di certe personalità sta operando per battere l’asse Putin/Trump.
In conclusione: il mondo è in una condizione di tensione pericolosa, ma il sedersi a guardare come finisce non è la scelta migliore. Con tante “prudenze” e “incoerenze” anche le forze politiche italiane di maggioranza e di opposizione provano a operare nella direzione giusta. Certo, c’è Salvini… Certo, c’è Conte… Ma i loro elettori preferiscono vivere nel mondo di Putin e di Trump?