Siamo durante la pandemia di Covid-19 e, all’epoca, tutte le aziende tech e non stavano puntando sul sistema blockchain e, in particolare, sulla costruzione del Metaverso. Tra le aziende che più di tutte seguì questa chimera fu Facebook Inc., che, giusto per l’occasione, venne ribattezzata Meta. Questo sistema veniva propinato al grande pubblico come la rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo, così come lo fu Internet alla fine degli anni ’90: tramite visori per la realtà virtuale/aumentata, questi sistemi avrebbero dovuto proiettarci in nuovi mondi digitali, come nel famoso film di Spielberg Ready Player One. Invece, come fu percepito fin dall’inizio, risultò soltanto una colossale bolla, creata da promesse affascinanti ma tecnologicamente lontane. Sullo strascico di questo fallimento miliardario, verso la fine del 2022, quella che all’epoca non era altro che un’anonima azienda della Silicon Valley nota solo agli addetti ai lavori del settore, e nata come fondazione co-fondata da Elon Musk, lanciò al grande pubblico ChatGPT: una prima versione di quello che sarebbe diventato la chatbot che diede inizio alla rivoluzione dell’IA. Da quel momento in poi OpenAI, l’azienda dietro a questo chatbot, sarebbe stata circondata dai riflettori del mondo.
In questi tre anni dalla rivoluzione iniziata da OpenAI, è cominciata una vera e propria corsa per sviluppare il modello di IA più potente e intelligente al mondo. Aziende come Microsoft, X, Meta e Google, ma anche società cinesi come DeepSeek, si stanno tuttora scontrando in questa gara. Il colosso che, tuttavia, ne è rimasto fuori è Apple, che ha dovuto almeno per ora dichiarare bandiera bianca e affidarsi a OpenAI per integrare e potenziare il proprio assistente vocale, Siri. L’IA, da quando è diventata uno strumento disponibile al grande pubblico e non più una prerogativa dei colossi della Silicon Valley, ha semplificato di gran lunga moltissime operazioni.
Tuttavia, come in ogni rivoluzione, iniziano a manifestarsi i primi seri dubbi sull’intero settore che si è venuto a creare. Partiamo con ordine: innanzitutto, il primo serio dubbio riguarda i dati usati per “sfamare” questi modelli — come vengono raccolti, chi li raccoglie e come vengono utilizzati. Per esempio, nel 2024 diversi Stati bloccarono DeepSeek per paura di raccolta dati da parte di Pechino, così come sono sorti dubbi sull’etica delle corporazioni statunitensi.
Come se questo non fosse abbastanza, sono nati problemi etici provenienti dal mondo degli artisti e degli scrittori riguardo alla possibile violazione del diritto d’autore e alla paura di essere sostituiti da robot. Quest’ultima paura si sta diffondendo in moltissimi ambienti, specialmente in quelli senza alte qualifiche. E non sono timori infondati: negli USA Amazon sta testando robot potenziati da IA per sostituire gli umani nei magazzini, al fine di ridurre i costi. A completare questo quadro c’è lo scoppio dei prezzi delle componentistiche di PC e console, in particolar modo delle RAM, che nel giro di pochi mesi hanno visto un aumento del 300%, tanto da far ribattezzare il momento “RAM-ageddon”.
L’aumento così vertiginoso dei prezzi è dovuto alla minore produzione di componenti consumer da parte di aziende come Samsung, in favore della produzione degli stessi pezzi destinati però al settore IA, necessari per alimentare i data server di questi titani. Alla fine di tutti questi problemi iniziano a sorgere dubbi sul fatto che si tratti o meno dell’ennesima bolla, come quella del Metaverso o la più vecchia bolla dot-com dei primi anni 2000. Tuttavia, solo il futuro saprà mostrarci come sarà andata a finire, e a noi non resta altro che rimanere spettatori di questa nuova corsa alla Luna.