Oggi la Chiesa opera in un contesto caratterizzato da grandi cambiamenti, come le guerre nell’Europa (in Ucraina) piuttosto che il conflitto israelo-palestinese, evidenziando la crisi del diritto internazionale, che si ripercuote anche in altri ambiti: dall’informazione al lavoro, con il sempre maggiore uso del digitale e dell’IA nella società, dove aumenta precarietà, povertà, solitudine; i giovani non hanno più fiducia, non sanno più raccontarsi e vivono rapporti violenti. Uno scenario desolante che emerge dalla progressiva perdita di valori quali il diritto al diritto, la giustizia, la cooperazione e la solidarietà, la speranza. Valori che invece la Chiesa ha rimesso al centro del suo impegno, in particolare dalla Fratelli Tutti di Papa Francesco, che si focalizza sulla fratellanza.
Parliamo di questo mondo in crisi con don Erio Castellucci, vicepresidente della Cei.
Nel dicembre 2022, in un convegno in cui eravate entrambi relatori, il nostro direttore, Emilio Lonardo, fu colpito dalla sua inedita interpretazione dei princìpi della Rivoluzione francese di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, rilevando che è quest’ultima – la Fratellanza – a dare il senso agli altri due princìpi. Possiamo considerare la Fratellanza il punto di incontro tra pensiero cristiano e illuminista? E il Papa, unica figura religiosa di fama mondiale, può essere oltre che il Papa dei cattolici anche quello della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza mondiale?”.
Già Leone Magno operò per la libertà, la giustizia e la fraternità, e così tanti altri Papi. Ma da tempo assistiamo alla pratica di una libertà senza fraternità che diventa la legge della giungla, e di una giustizia senza fraternità, che diventa la legge della gabbia dello zoo. Così chi ha più risorse e mezzi spadroneggia e tutti devono sottoporsi nelle stesse modalità a chi comanda. Senza la fraternità viene a mancare l’anima della convivenza fra gli uomini. Quanto al Papa, il suo messaggio è rivolto al mondo, in quanto la sua è un’autorità sovranazionale senza un territorio proprio, se non quei pochi simbolici chilometri quadrati dello Stato del Vaticano, necessari per mantenere la propria autonomia. Quando invece l’autorità religiosa è nazionale, è molto più facile che diventi strumento di un regno. Pensiamo al patriarca Kirill e alle sue posizioni rispetto all’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa.
Sempre Papa Francesco ha indetto, nel 2024, il Giubileo della speranza, che sta giungendo al termine. Storicamente il Giubileo della Chiesa cattolica è legato al tema del peccato; in questo mondo secolarizzato, che senso ha?
“Il primo Giubileo si ebbe nel 1300 per dare la possibilità di fermarsi e riavvicinarsi alla misericordia di Dio attraverso tre percorsi: la preghiera e la visita ai santuari, per ritrovare il senso della vita; l’ elemosina per rammentare la necessità della carità e della giustizia fra gli uomini; il digiuno quale atteggiamento di sobrietà e distacco dalle cose materiali, in una società iper capitalistica; infine la speranza, perché c’è un abbassamento dei suoi orizzonti di fronte all’addensarsi delle crisi, da quella economico finanziaria, migratoria, ambientale, sanitaria e pandemica fino a quella geopolitica con le guerre. Insomma, qualcuno doveva chiedere al mondo di fermarsi, dopo quasi 20 anni di crisi, per cambiare rotta, convertirsi, e recuperare la speranza. Crisi che riguardano tutti, e non solo i credenti”.
Fra queste crisi c’è anche il diffuso uso di internet e dell’IA?
L’orizzonte dell’IA potrebbe diventare critico se manipolato solo da poteri che vogliono ricavare il profitto; il suo uso può essere strumento di contatto e dialogo o di potere sregolato. Dipende da chi la gestisce, e Papa Leone XIV ha già segnalato che siamo di fronte ad un contesto paragonabile a quello delle rivoluzioni industriali.
Fra le tante crisi possiamo includere anche quella del diritto e della rivendicazione del diritto al diritto e alla democrazia?
La Chiesa da sempre richiama alla necessità di un diritto internazionale, sostenendo l’operato dell’Onu, l’organo sovranazionale deputato ad assicurarlo. Ma seppur l’Onu abbia truppe, caschi blu, e può emanare esortazioni e delibere, la sua azione è vuota perché soggetta ai veti incrociati. Quindi la prima democrazia da rivendicare è quella nell’Onu. Per andare indietro di 30 anni a Sarajevo c’erano i caschi blu ma non evitarono il conflitto e le stragi. Cosa riesce a fare adesso l’Onu? Pochissimo. Non ha un peso politico perché non ha strumentazione giuridica adeguata.
E invece, il Giubileo qualche frutto lo sta raccogliendo?
I frutti a lungo termine non li vediamo noi, io vedo piccoli frutti da coloro che partecipano ad eventi giubilari; come il Giubileo degli adolescenti, che ha portato a Roma circa 200.000 ragazzi, e dove ho visto in loro il desiderio di sperare. Sono tornati pieni di gratitudine dopo essere stati insieme, tra momenti di incontro, basiliche e le strade romane. Hanno visto che un mondo diverso è possibile. Hanno recuperato la speranza che si può agire diversamente.
Kant scoprì che solo nell’ambito della morale possiamo fare delle scelte, ambito in cui non tutto è determinato. E’ dunque nella dimensione etico – morale, da tempo racchiusa nel dimenticatoio, che si nasconde la speranza persa?
Kant si rifaceva alla morale naturale, oggi tanto contestata, ma se anche alcuni suoi principi, come “agisci in modo che la massima delle tue azioni possa diventare legge universale e agisci sempre in modo che la persona non sia mai uno strumento ma il fine”, venissero ricordati, già questi due sarebbero un fondamento comune tra tanti. I processi di Norimberga sono stati possibili sulla base di un diritto naturale perché tutto sommato il diritto positivo dava ragione a chi aveva eseguito i comandi sulla base delle leggi dello Stato. Ma noi abbiamo anche una coscienza in grado di andare oltre. Dobbiamo recuperare quelle regole dove è evidente che la loro infrazione danneggia gli esseri umani e la convivenza civile.
Da vescovo ha operato con Papa Francesco e adesso con Papa Leone XIV. Cosa si aspetta da questo pontificato, cosa vorrebbe chiedere al Papa e cosa gli augura?
Papa Leone XIV ha una personalità forte, diversa da quella di Papa Francesco. Meditativo come Papa Ratzinger, con conoscenza e idee internazionali come Papa Wojtyla. Ma ha rilanciato subito i temi di Papa Francesco, come quello della pace. Una buona sintesi, insomma, degli ultimi papati, ma ha aggiunto il tema dell’IA. Speriamo che il suo operato induca alcuni governanti a riflettere, perché sembrano totalmente avulsi dalle sofferenze della gente. Ma anche la società civile spesso li sostiene, eppure un domani quegli stessi civili potrebbero essere al posto di chi oggi subisce. Quindi chiederei a Papa Leone XIV di continuare così e di non scoraggiarsi, e gli auguro che senta anche l’affetto delle persone semplici, che c’è ma a volte è coperto dalle urla delle persone sofisticate.
