Nel confronto a distanza (che ha sostituito quello diretto) tra le due dame della politica italiana del 14 dicembre non si può dire che abbia brillato l’eccellenza della politica. Ci siamo dovuti accontentare di uno scambio di battute. Per dare forza ai suoi ragionamenti Elly Schlein ha invitato Giorgia Meloni a fare la spesa per accorgersi delle difficoltà delle famiglie italiane. Una polemica un po’ azzardata visto che nessuno ha mai incrociato la segretaria del Pd in un supermercato. Giorgia ha dato prova della sua maggiore esperienza, inserendo nella sua provocazione un pizzico di politica quando ha detto che il Campo largo l’avevano riunito loro ad Atreju.
In effetti, alla kermesse di Fratelli d’Italia hanno partecipato tutti i leader politici, ad eccezione di Nicola Fratoianni e la stessa Elly Schlein, sia pure con motivazioni diverse, politiche quelle del primo, coreografiche quelle della seconda, di cui ha approfittato – come il Joe lo Svelto della barzelletta – Giuseppe Conte per andare alla rete del primato di coalizione raccogliendo l’assist di Meloni e dribblando Elly a metà campo. Ma l’ex avvocato del popolo ha fatto ancora di più, gettando in pasto al popolo meloniano una affermazione dissonante con ciò che Schlein va dicendo da mesi. ‘’Io non ho alleati’’ ha sentenziato Giuseppi, inviando con queste parole un avvertimento alla leader dem, nel momento in cui era intenta a farsi incoronare dalla Assemblea generale del suo partito candidata a Palazzo Chigi, di non fare i conti senza l’oste.
In verità, con la sua vocazione ‘’testardamente unitaria’’ Elly Schlein ricorda la protagonista di un garbato film francese del 2002 ‘’M’ama o non M’ama’’, interpretato da Audrey Tautou l’anno dopo il successo de ‘’Il favoloso mondo di Amelie’’. Angelique, una giovane studentessa, è innamorata di un dottore, Loic, già sposato, e tenta in tutti i modi di conquistarlo, ma inutilmente. Alla fine, si scoprirà che questo folle amore è frutto soltanto della fantasia della giovane, mentre l’amato ne è del tutto ignaro.
Anche il ‘’Campo largo’’ è un soggetto politico che è nella testa e nel cuore di Elly, ma per Conte è un cartello elettorale di mettere in campo volta per volta a sostegno di un programma molto condizionato nei contenuti dalle cabale del M5S e soprattutto se il candidato appartiene a quella parrocchia. Certo, Conte non è uno schiocco ed è consapevole che in quella formazione la partita del 2027 è contendibile. Lo sarebbe stata anche nel 2022 se il Pd di Enrico Letta non avesse escluso ogni possibile intesa con i grillini, in quanto principali responsabili della caduta del governo Draghi. Non serve l’acume di Francesco Boccia nel fare i conti dei voti dopo il referendum sul lavoro e la tornata delle elezioni regionali per rendersi conto che la vittoria della destra in questa legislatura è passata attraverso la conquista di gran parte dei collegi uninominali grazie alla presentazione di un candidato comune. Se fossero in campo candidati unici delle sinistre, sarebbe più arduo, per l’attuale maggioranza, dare cappotto. Ma nel campo di Agramante dei sedicenti progressisti (la loro è una visione del progresso molto discutibile) a Schlein non hanno garantito la nomination, mentre Conte è capace di vincolare la partecipazione al ‘’Campo largo’’ al riconoscimento della sua candidatura a Palazzo Chigi.
In fondo il capo dei pentastellati dispone di un sovraccarico di cinismo che gli consente di cambiare politica da un giorno all’altro; può far valere la guida di due governi in circostanze molto difficili (si pensi alla pandemia) e vantarsi di aver stabilito discreti rapporti sul piano internazionale (anche con Trump). Elly, invece, porterebbe con sé in giro per l’Europa e il mondo quell’aria da gruppettara che si porta appresso. Al momento opportuno sarà disposta la leader dem a fare un passo indietro in nome dell’interesse supremo del ‘’Campo largo’’? Come dice Tonio Kroger di Thomas Man: ‘’chi più ama è il sottomesso; e deve soffrire’’.